Sull’autore de Il mondo nuovo

Tommaso Stigliani (Matera 1573 – Roma 1651), di nobile famiglia, si recò presto a Napoli, conoscendovi certo il Marino e forse anche T. Tasso. Ancora giovane editò il Polifemo (Milano, per il Ciotti, 1600), un poemetto pastorale, ed appena un anno dopo (sempre per lo stesso stampatore ma nella tipografia di Venezia) la raccolta poetica Delle rime.

Per breve tempo cortigiano di Carlo Emanuele I di Savoia, Stigliani si sistemò quindi (1603) presso Ranuccio Farnese duca di Parma come gentiluomo di corte e segretario.

Fece allora pubblicare il suo Canzoniere (ancora a Venezia, per il Ciotti, 1606), raccolta che, per alcuni Indovinelli erotici ma secondo Tommaso soprattutto per colpa del Davila (che sfidò a duello rimanendone però ferito) fu messa all’Indice dei libri proibiti”.
Riparato a Napoli lo Stigliani potè rientrare a Parma solo per intercessione del cardinale Cinzio Aldobrandini: di nuovo al sicuro ed eletto principe dell’Accademia degli Innominati si diede alla stesura dei primi 20 canti del suo poema Il mondo nuovo (Piacenza, per il Bazachi, 1617), un poema che, sulla scorta d’una tradizione letteraria coeva, andava celebrando tanto l’impresa di Colombo quanto la conquista delle nuove terre transoceaniche.

Nel poema si lasciò andare ad alcune allusioni pesantemente critiche contro l’allora trionfante G.B. Marino, sì che finì per accendersi contro l’ira dei suoi tanti partigiani ascritti all’Accademia degli Invidiosi.

Per inciso, in riferimento al suo non disprezzabile poema, si potrebbe aggiungere che non si può far a meno di notare quanto per gli intellettuali italiani e, seppur in minor misura europei, il Mondo Nuovo scoperto da Colombo e poi saccheggiato dai conquistatori (era già trascorso oltre un secolo e non mancavano le prime ampie relazioni scritte) fosse ancora sostanzialmente un luogo estraneo, ancora ben arginato dalle Colonne d’Ercole, un sito retorico, metastorico, su cui indulgere in celebrazioni epiche ma senza alcun discernimento critico: proprio mentre quelle terre ormai insanguinate, con la folle carneficina degli Amerindi, se veramente fosse esistito un autentico genio poetico, avrebbero facilmente offerto argomenti poetica e non solo polemica o morale come qualche coraggioso pur fece: vera tristezza della pedanteria umana sublimata dall’ossequiosità formale del peggior barocco, del tutto nemmeno oggi obliato!

Stigliani fuggì poi da Parma nel 1621 e prese dimora a Roma, ove, sotto la protezione di Virginio Cesarini, riuscì nell’intento d’entrare al servigio prima del cardinale Scipione Borghese e quindi di Pompeo Colonna.

La sua attività letteraria crebbe di intensità: curò (a Roma, per il Mascardi, 1623) l’edizione del Saggiatore, fece quindi stampare una nuova edizione del Canzoniere che, privata dei carmi “osceni”, superò l’investigazione del Santo Ufficio (Roma, Manelfi, 1623) e poi ancora editò l’opera critica Dell’occhiale (Venezia, per il Carampello, 1627), che da un lato lo rese celebre, ma dall’altro gli suscitò addirittura l’odio dei più fanatici seguaci del Marino contro il quale mosse severe osservazioni in nome di un più controllato modo di poetare, per cui l’esperienza barocca, rifuggendo dagli sperimentalismi più estremi, si inquadrasse entro gli schematismi della tradizione tardorinascimentale e della grande esperienza tassesca.

A conclusione di questa fervida attività realizzò l’edizione definitiva del Mondo Nuovo per il Manelfi, a Roma, nel 1651. Il rimario Arte del verso italiano, opera cui si dedicò con grande cura, vide al contrario, la luce dopo la sua morte nel 1658.

da Cultura-Barocca

Sull’autore de Il mondo nuovoultima modifica: 2019-03-29T09:00:03+01:00da amaini
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