La Visiera Alzata

La Visiera Alzata è un catalogo in ordine alfabetico per “nomi disvelati” degli pseudonimi utilizzati da vari autori, ad altri critici e bibliofili sfuggiti, onde segretamente redigere opere di varia natura: si rivela un utile contributo per spiegare gli autori con pseudonimi (a volte di buon livello) d’opere altrimenti di non chiara decifrazione.

Fu lungo lavoro quello d’Aprosio (condotto prima che in quest’opera per via di lettere, relazioni, parziali scritti su altre sue opere) al fine di indagare tra pseudonimi ed autori di plagi, lavoro che peraltro non mancò di procurargli apprezzamenti ma anche stizzite rimostranze.

L’operetta non fu pubblicata dall’Aprosio, ma uscì postuma solo grazie all’intervento di Antonio Magliabechi e di D.A. Gandolfo (successore di Aprosio alla direzione della Biblioteca di Ventimiglia), che la editarono con qualche utile aggiustamento: ad essa, rispettando la titolatura data a queste sue opere nei manoscritti da Aprosio, fu fatta seguire nello stesso volume dall’omologa Pentecoste (Pentecoste di altri scrittori che andando in maschera fuor del tempo di Carnevale son scoperti da Gio.Pietro Giacomo Villani senese, accademico Ansioso e Infecondo…)

APROSIO aveva scoperta, od approfondita, con l’aiuto fondamentale di PIER FRANCESCO MINOZZI, l’ENIGMISTICA, la CRITTOGRAFIA e l’EMBLEMATICA.
Non si trattava solo di giochi poetici od eruditi ma di un sistema di trasmissione di messaggi da decodificare: lo si è visto in più punti.
Per chi si valeva così sottilmente di tal gioco, naturalmente, era poi facile partendo da queste elevate competenze crearsi un’infinità di PSEUDONIMI che gli permettessero di scrivere senza essere svelato, restando “in maschera” come allora si diceva, anche per non patire ritorsioni nocive da possibili rivali.
Ed ecco l’enigmatico Cornelio Aspasio Antivigilmi della Biblioteca Aprosiana, l’anagramma puro di “Angelico Aprosio Ventimiglia”, sotto le cui spoglie viene creato l’alter ego del frate, il discepolo od amico che ne descrive gesta ed opere: ma sono altresì noti lo Scipio Glareano de L’Occhiale Stritolato, il Masoto Galistoni de Il Vaglio Critico, il Carlo Galistoni de Il Buratto, il Sapricio Saprici della Sferza Poetica e dei due Veratro, l’Oldauro Scioppio de Le Bellezze della Belisa, lo Scipio Glareano de lo Scudo di Rinaldo e della Grillaia, il Gio Pietro Villani de la Visiera Alzata, il Paolo Genari di Scio de Le Vigilie del Capricorno (con la Pentecoste) .
Si può notare che, fatta eccezione per il Cornelio Aspasio Antivigilmi, mediamente Aprosio si valse quasi sempre degli stessi pseudonimi per opere di identica tipologia: polemiche, bibliografiche, erudite, di critica letteraria.
Si può al limite notare che usò lo stesso suo nome secolare Ludovico Aprosio per scritti esclusivamente tecnico-filologici come Della patria di Aulo Persio Flacco e le Le ore pomeridiane dal cui I libro fu peraltro “cavata” la dissertazione su Persio.

Ma Aprosio fu anche autore di SONETTI come quello SOPRA PROPOSTO per il quale usò il suo nome religioso seguito dal soprannome “P(adre) Angelico Aprosio Ventimiglia”.
E tuttavia nella Biblioteca Aprosiana… a p. 175, verso la fine, compare un altro pseudonimo, cioè Aliprando Goesio che come poi si verifica a p. 705 (indice) dello stesso repertorio, per stessa aprosiana ammissione, è definito “…N(ome) F(ittizio) dell’A(utore)…”.

Ed a questo punto vien anche da chiedersi quanti minimi scritti aprosiani siano finiti sotto questo o simili pseudonimi (sostanzialmente anagrammi impuri; nel caso “Aliprando Goesio” = “D. Aprosio Angelico”) e siano magari sfuggiti ai ricercatori: “nomi finti” soprattutto utilizzati in occasione di liriche da raccogliere in miscellanee o di brevi scritti accademici o nomi registrati in discussioni non privi di sale e per questo poco usati e rimasti indecifrati, nell’ottica del secolo e comunque nella costumanza aprosiana di dire mascherando talora i veri pensieri e la stessa identità (almeno per i non addetti ai lavori e i sicuramente amici!)
La seicentesca volontà di procedere in maschera fu così radicata che per molti anni ed in qualche caso mai i GRANDI REPERTORI BIBLIOGRAFICI DI OPERE ANONIME E/O PSEUDONIME hanno svelato chi si celasse sotto PSEUDONIMO: in merito ad APROSIO, che pure ne utilizzò un’opera in una sua polemica antidonnesca, un caso emblematico resta quello di ERNANDO TIVEGA alias ANDREA GENUZIO, la cui identità fu probabilmente nota all’agostiniano molti anni dopo averne culturalmente fruito!

All’Aprosio Lorenzo Crasso scrisse in una lettera del 12 dicembre 1660: “Per le mani del signor Giuseppe Battista riceverà le notizie del marchese di Villa e del Fontanella, e per quel poco che tocca al nome fittizio od anagrammatico di ERNANDO TIVEGA questo è ANDREA GENUZIO, autor del Diosino“.

Per esteso il titolo dell’opera, praticamente introvabile (un esemplare segnato A 45 2 18 presso la Biblioteca degli Oratoriani di Napoli) è SATIRA,/& ANTISATIRA/ Contro gli abbigliamenti de gli huomini, e delle donne./ D’ ERNANDO TIVEGA/ Gentil’huomo Napoletano./ Al Molto Illustre Sig./ D. FRANCESCO/ PISANO CARRAFA./[fregio]/ IN NAPOLI/ Nella Stampa Regia, 1640 (Lo stampatore è da ravvisare in EGIDIO LONGO dal 1620 circa erede della tipografia paterna e dal 1631 fatto “stampatore regio” (vedi L. Giustiniani, Saggio storico-critico sulla tipografia del Regno di Napoli, Napoli, Orsini, 1793, p. 177).
Sull’edizione critica di quest’opera vedi Andrea Genuzio, Satira ed antisatira, a c. di G. de Miranda, Minima, 58, Salerno editrice, Roma, 1997.
Del Genuzio l’opera più rilevante resta comunque il romanzo Del re’ Diosino d’Andrea Genutio Gentlhuomo Napolitano … All’Illustriss. Sig. mio … Francesco Vernier …, In Venetia : per Domenico Miloco, 1673 Descrizione fisica 562, [2] p. ; 12o

da Cultura-Barocca

La Visiera Alzataultima modifica: 2019-03-11T11:33:25+01:00da amaini
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