Un erudito italiano in Turchia, India e Persia dal 1614 al 1626

Fonte: Wikipedia

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Un grande viaggiatore merita un posto d’onore nella storia, Pietro della Valle, poi detto il pellegrino, nato a Roma l’11 Aprile 1586. Discendente da una valorosa e ricchissima famiglia patrizia era uomo di grande cultura, conoscitore della Sacra Scrittura, degli Evangeli, del latino e del greco, di cui ne conosce la mitologia; impara e scrive correttamente il persiano, il turco e l’arabo e delle loro popolazioni conosce sia la storia che la geografia.
Per contrasto d’amore decise di abbandonare Roma e di intraprendere un lungo viaggio alla scoperta di paesi nuovi che potessero arricchire e nobilitare l’animo umano. Il medico Mario Schipano * gli consigliò di andare in Palestina affinché, meditando sulle piaghe del Redentore, risanasse le proprie. Così l’8 giugno 1614, all’età di 28 anni, partì per un lungo viaggio che durò 11 anni e 9 mesi attraverso la Turchia, l’Egitto, l’India e la Persia sino ad individuare, almeno secondo la sua interpretazione, i resti della Torre di Babele.

Un anonimo pittore italiano , Ritratto dello Scià Abbas I Fonte: Wikipedia

Un anonimo pittore italiano , Ritratto dello Scià Abbas I
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In quest’ultimo Paese soggiornò per un lungo periodo ed ebbe contatti diretti con lo Scià Abbas I; a Baghdad sposò Sitti Maani, di nazionalità Assira e di illustre discendenza, ma la perse all’età di 23 anni.


Ritratto originale di Sitti Maani, moglie di Pietro della Valle. La stampa é “Eines vornehemen Romischen Patritii Reiss-Beschreibun in die orientalische Lander” di P. della Valle, Ginevra, 1674.

Per lui fu un durissimo colpo, al punto che fece imbalsamare il suo corpo e lo portò con sé nel resto del viaggio finché, al suo rientro a Roma, le diede degna sepoltura.

La descrizione dei suoi viaggi è contenuta in 54 lettere dirette al suo amico medico Mario Schipano; la prima parte delle lettere, riguardante il suo viaggio in Turchia, fu pubblicata a Roma nel 1650, le altre tra il 1657 ed il 1663 dai figli. Fu proprio nel viaggio in Turchia che si imbatté nella meraviglia delle meraviglie, conobbe “l’Angora“. Egli descrisse questi gatti come segue: “la loro grandezza e la loro bellezza stanno nel colore e nel pelo sottile, lucido, delicato come la seta e così lungo che, pur essendo riccio, in qualche punto è ricadente e inanellato, in particolare alla gorgiera, sul petto e sulle gambe. La parte più bella del loro corpo è la coda, molto lunga e tutta ricoperta di peli lunghi e sottili, che i gatti portano rovesciata sul dorso, come gli scoiattoli; la punta tenuta in alto a forma di pennacchio, è molto gradevole a vedersi”.
Di questo grande viaggiatore resta un diario inedito, relativo al periodo successivo al suo rientro a Roma, da cui apprendiamo la sua eterogenea attività di poeta, musico, compositore, inventore di nuovi strumenti musicali, orientalista e consigliere. Fu ascoltato persino dal Pontefice, proprio in materia di missioni orientali. Dopo i suoi numerosi e lunghi viaggi, decise finalmente di fissare la sua dimora a Roma dove lavorò come accademico. Gran parte dei suoi scritti sono custoditi a Roma all’interno della Biblioteca Vaticana.

* Un oroscopo redatto da Mario Schipano

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da Cultura-Barocca

Un erudito italiano in Turchia, India e Persia dal 1614 al 1626ultima modifica: 2019-02-25T10:58:18+01:00da amaini
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