Una predica del Seicento sulla peste

Anonimo, Martirio di San Secondo (particolare con veduta di Ventimiglia). Dipinto ordinato dalla nobile famiglia Porro nel secolo XVII. Collezione Privata. Immagine edita dopo pagina 56 nel Catalogo della Mostra… Miscellanea di autori vari (curata oltre che dalla bibliotecaria dott.ssa Serena Leone Vatta, per la parte iconografica dal Sig. Erino Viola), prima fra le pubblicazioni per la celebrazione del trecentesimo della morte di A. Aprosio -vedi riga II- nel 1981

Anonimo, Martirio di San Secondo (particolare con veduta di Ventimiglia). Dipinto ordinato dalla nobile famiglia Porro nel secolo XVII. Collezione Privata. Immagine edita dopo pagina 56 nel Catalogo della Mostra… Miscellanea di autori vari (curata oltre che dalla bibliotecaria dott.ssa Serena Leone Vatta, per la parte iconografica dal Sig. Erino Viola), prima fra le pubblicazioni per la celebrazione del trecentesimo della morte di A. Aprosio -vedi riga II- nel 1981

Non essendo trascorsi molti anni dalla pandemia del 1656/’57 il Gandolfo si rivolse agli uditori terrorizzati dalla possibilità della reiterazione di un contagio capace di coinvolgere Ventimiglia (IM)…

nel contesto della sua opera, già predica nella cattedrale intemelia, Il Beneficato Beneficante

attribuì principalmente il merito alla fede dei ventimigliesi verso le “Anime del Purgatorio” ed il Patrono San Secondo (martire cristiano grandemente venerato nell’area occidentale d’Italia specie tra Novalesa, Torino, Vercelli, Ventimiglia) adopratisi per la loro tutela…

leggendo con attenzione, la predica tenuta in cattedrale laddove declamando quale acme del suo discorso in merito alla fede dei ventimigliesi il Gandolfo dice: “DIMMI UN POCO, O MIA PATRIA, QUAL FU IL TUO PRESERVATIVO, CHE DEL 1656, SE NON ERRO, TI MANTENI, INTATTA DALLI MORBI PESTIFERI, CHE TANTO IL TUO CAPO, DICO GENOVA, NAPOLI, E ROMA, FLAGELLARONO? DI QUELLA PESTE IO PARLO, CHE PIU’ FIERA, CHE TIGRE IRCANA A TAL SEGNO SCARNIFICO’ PARTE DELLE RIVIERE, CHE MOLTI LUOGHI ASSAI POPOLATI HAVEVANO PIU’ FACCIA DI PUZZOLENTI SEPOLCRI, CHE DI STANZA D’HUOMINI VIVENTI,. CHI TE NE CONSERVO’ SENZA MACCHIA, DICO, SE NON LE FERVIDE INTERCESSIONI DELL’ANIME DEL PURGATORIO? SO, CHE MI DIRAI, NON DOVERSI QUESTO FAVORE CON ALTRI INNUMERABILI TOGLIERE DAGLI EFFETTI DELLA PROTETTIONE DEL TUO INVITTO MARTIRE SECONDO, AL CHE N’ANCH’IO CONTRADICO. DEVI PERO’ SAPER, COME ESSENDO STATE DALLA TUA DIVOTIONE ACCOMUNATE L’OFFERTE, E LA CHIESA A L’UNO, & ALL’ALTRE. COSI’ QUELLO, E QUESTE SONO CORSI DEL PARI A SCACCIARE DALLA TUA PRESENZA LI MORBI CONTAGGIOSI. E SE BENE L’HAI RIMIRATA TRASPORTATA ALLE TUE SPIAGGIA NE I CADAVERI DA QUELLA FIERA BACCANTE LACERATI, E DA UN TUO PROPRIO FIGLIO, CHE DI QUELLI ERA INFETTO. PURE , E DALL’OMBRA DI S. SECONDO A GUISA DI QUELLA DI PIETRO, SEI STATA, NON CURATA, MA PRESERVATA, E DA I CALDI CHIARORI DI QUELLE BENEDETTE ANIME, FU NON SOLO MONDATO QUEL TUO FIGLIO, MA ANCHE TU STESSA DA QUAL SI SIA MINIMO NEO CONSERVATA ILLESA” .

Domenico Fiasella, La peste di Genova del 1656-1657 – dipinto privato

Le notizie che giungevano dalle CONTRADE INFETTE erano peraltro terrificanti, la MEDICINA non dava risultati di alcun genere, i supposti PREVENTIVI (o PROFILATTICI) risultavano inutili, come scrisse IL SESTRESE E AGOSTINIANO PADRE ANTERO MARIA DA SAN BONAVENTURA NEL VOLUME “LI LAZZARETTI DELLA CITTA’ E RIVIERE DI GENOVA DEL MDCLVII”…

da Cultura-Barocca

Una predica del Seicento sulla pesteultima modifica: 2018-08-03T08:11:42+02:00da amaini
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