Il sig. Giovanni Argoli, gentiluomo di trentadue anni

 

Giovanni Argoli nacque il 1 luglio del 1606 a Tagliacozzo, da una famiglia che –  secondo il Moreri, il Crescenzi ed altri – sarebbe originaria di Arles in Provenza.
E’ da credere che si rivelasse ben presto un precoce prodigio nel campo letterario, se a soli dodici anni aveva già scritto un lungo idillio pastorale a sfondo allegorico, come annotò Angelico Aprosio nella sua Biblioteca Aprosiana…, menzionando poi la corrispondenza tra loro intercorsa. Anche se la riprova delle relazioni dell’Argoli con il contesto culturale veneziano si evincono da altro passo della Biblioteca Aprosiana, laddove Aprosio ne fece citazione come compartecipe di un’iniziativa culturale in qualche modo connessa alle disquisizioni culturali sviluppatesi in merito alla polemica femminismo-antifemminismo.
Presso la Biblioteca Universitaria di Genova sono consultabili nel “Fondo Aprosio – epistolario dei corrispondenti” lettere di Giovanni Argoli scritte al frate ventimigliese per il periodo intercorrente fra il 1642 ed il 1646. Quindi nel periodo in cui Aprosio si dedicò alla stampa della sua SFERZA POETICA…,  di cui intitolò proprio a Giovanni Argoli l’INTRODUZIONE. Che risulta interessante alla stregua di un manifesto letterario e programmatico, utile al fine di chiarire tempi e modi della sua adesione al marinismo quanto all’ancor viva polemica avverso Tomaso Stigliani.
E per intendere le connessioni aprosiane a tale temperie spirituale basta peraltro scorrere l’elenco dei dedicatari dei capitoli dell’opera, elenco non casualmente seguito da una composizione lirica in latino di Pirro Mozzi Canfesceni (pseudonimo-anagrammato del nome di un estremista teorico della bizzarria poetica qual fu Pier Francesco Minozzi).
Attratto dalla fama dell’Argoli il frate ventimigliese, in un tempo successivo, gli dedicò anche un capitolo dello Scudo di Rinaldo – parte I – e progettò di parlarne anche nello Scudo di Rinaldo – parte II -, destinato a rimanere inedito, internamente al capitolo I (Sull’abuso degli specchi), quello dedicato al patrizio genovese TOMASO ODERICO (e che sulla base di un’analisi testuale risulta esser stato anche il primo di tale opera a venire redatto).
Ritornando a parlare dell’esperienza esistenziale di Giovanni Argoli, occorre dire che ancora adolescente si trasferì a Roma col padre, valente matematico, e di lì a Padova nel 1632, dove si laureò in utroque iure.
La sua vera e più profonda passione rimase comunque sempre quella per le lettere, tanto che all’età di 31 anni, previa presentazione del cardinale Bissia, fu chiamato alla seconda cattedra di Litterae humanae presso l’Università di Bologna.
I signori Assunti dello Studio bolognese con la loro relazione sul giovane talento ne hanno lasciato un disegno interessante dal lato critico:
Il sig. Giovanni Argoli, gentiluomo di trentadue anni, ha, oltre lo studio delle leggi, nelle quali si dottorò, una squisita erudizione di Lettere Toscane Latine e Greche, non senza qualche cognitione, ancora, dell’Hebraiche; fu però il suo studio particolarmente sopra le cose Humane, nelle quali ha alzato grandissimo grido. Essendo di dodici anni dedicò al Serenissimo Principe Cardinale di Savoia l’Idillio della Bombace e della Seta, Trasformationi Pastorali: di 18 compose, imitando l’Adone del Marino, il suo poema dell’Endimione, ch’usci alle stampe dell’anno 1626. Venuto avanti poi nell’età ha scritto, conforme nota l’Allacci nelle sue Api Urbane a car. 144 e 260 lin. 13, dove egli raccoglie il catalogo dell’opere di questo ingegno, le seguenti composizioni: In stil latino: Vita columellae, Vita Q. Curtis Rufi, In auctorem ad Erennium animadversiones, Philippica Ciceronis nomine in M. Antonium, De aqua Martia libellus, Commentar. in Tacitum, Notae in Juvenalem et Persium, Indagines ubi expunctiones Auctorum ac eorum mendae continentur. In verso latino: De armamentario navali veneto poemation, De stirpe Neptuni vulgo sponsalitio del Mare in Venetia poem., De pegmate subitariae navis poemation, Epulae Principis Veneti, Elegiar. liber, Epigrammaton lib. 2, De morte Neronis carmen, Suasoriae militum ad Alexandrum Magnum ne intret Oceanum. In verso toscano: Un canto della Gerusalemme distrutta, sonetti, canzoni, madrigali. Ha tradotto dal latino in toscano: La discordia di Petronio Arbitro in ottava rima, Il Pontano de Stellis in verso sciolto. Dal greco: La Jatro, Laurea dell’Allacci. Traduce hora li Commen ti di Eustatio Arcivescovo di Tessalonica sopra Dionisio d’.Alicarriasso e Theone sopra Auto. Vien lodato questo ingegno in più luoghi dagli autori di questa età: come dal P. Tomasini nella vita del Petrarca, in due luoghi – da Gio. Rodio, nel Trattato ch’egli fa dell’Accia – da Baldassarre Bonifacei nella Epig. che si legge nell’Api Urbane a car. 261 – da Gabriel Nande francese nel suo Sintamma Militare – da Fortunio Liceto ne’ Dialoghi e da molti altri. Fu aggregato all’accademia degli Humoristi in Roma, in quella del signor Cardinale Barberini di lingua greca portatovi da soggetti Emin.mi, in quella dei Ricoverati di Padoa, dove ebbe i primi carichi, nell’una e l’altra degl’incogniti in Venetia, nelle quali tutte vivono onorate memorie di lui. E il detto sig. Argoli figliuolo di Andrea Argoli, c’hora legge le Matematiche nello studio di Padoa, autor delle Tavole del Primo e Secondo Mobile e dell’Efemeridi, gentiluomo di nascita e di costumi honoratissimi“.

da Cultura-Barocca

Il sig. Giovanni Argoli, gentiluomo di trentadue anniultima modifica: 2017-04-26T19:58:24+02:00da amaini
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